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Itinerario turistico alla scoperta di Miglierina
( a cura del Sindaco: prof. Domenico Bruni )

Fin dall’infanzia l’essere umano si caratterizza per il bisogno di imparare e scoprire, di non ritenere mai sufficienti le informazioni raccolte nella sua mente. Molte di queste informazioni derivano dall’esperienza, cioè dall’attività diretta di visualizzare e sistemare le conoscenze. Questa capacità di accostarsi ai luoghi e alle cose è piena e completa, indelebile nel corso del tempo proprio perché impressa nei gesti e nelle attività compiute e non assunta, invece, per l’acquisizione indiretta di nozioni impartite e riferite da altri.
Tra le esperienze più formative per le persone di ogni età c’è quella del viaggio. Il viaggio esprime anche fisicamente l’idea del movimento verso qualcosa che viene conosciuto ed in ogni suo aspetto, non a caso anche Dante definisce la Commedia come un viaggio verso la conoscenza del divino e dell’umano.
Ogni viaggio ha una meta, un punto d’arrivo da raggiungere attraverso il cammino e ciò significa che questo cammino cosciente viene indirizzato attraverso un itinerario, cioè un’indicazione che aiuti nella scoperta il viandante.
Tutte le comunità umane sono idonee a costituire la meta di un viaggio perché da ogni comunità è possibile imparare e scoprire qualcosa attraverso la sua storia, le sue manifestazioni artistiche, le sue tradizioni, la gastronomia. In questo non c’è distinzione tra comunità piccole e grandi perché tutti gli uomini hanno la capacità di manifestare la propria essenza e di rendere grande il luogo natio. Anzi la novità della scoperta si fa proprio più significativa quando la meta è un luogo incontaminato e nascosto perché ha un maggior numero di informazioni da offrire al suo destinatario.
Per quanti viaggiano attraverso la nostra Regione, potrà rivelarsi utile, quindi, possedere un itinerario che riguardi i piccoli centri come quello di Miglierina.
Miglierina è un comune della provincia catanzarese che si inserisce nella depressione geologica della Sella di Marcellinara, una gola ristretta tra i due mari (il Tirreno ad ovest e lo Ionio ad est) che ospita anche i vicini comuni di Amato, Marcellinara, Tiriolo.
Questa collocazione geografica consente, con un unico sguardo, di abbracciare la veduta panoramica del Golfo di Squillace e di quello di Sant’Eufemia e, quando la foschia lo permette, di avvistare le isole Eolie con l’inconfondibile cratere dello Stromboli.
Si tratta di un panorama che, da solo, giustifica la salita verso questa collina comunque ben collegata dalla strada provinciale con il capoluogo (dal qual dista appena 25 chilometri) e con la piana del Lamentino.
Il territorio miglierinese è racchiuso da quello dei Comuni contermini e per il viandante può essere curioso scoprire che tradizionalmente il confine con il Comune limitrofo di
Amato è segnato da un ponte di antica fattura che è stato costruito su di una sorgente poi incanalata nella “Funtanella”.
Il ponte della Funtanella e l’icona di S. Francesco di Paola sono, quindi, la prima tappa di questo excursus che, attraverso i luoghi fisici, intende risalire a quelli della memoria ricostruendo brevemente anche la storia e le tradizioni della comunità miglierinese.
Non è possibile indicare l’ingegnere progettista di questo ponte, costruito in pietra, in quanto si tratta certamente di un’opera di artigiani e costruttori locali.
Al di sotto del ponte: la sorgente. Per raggiungerla sono stati conservati i gradini in pietra levigata e irregolare che formano un sentiero a forma semicircolare fino alla passerella che evita di bagnarsi nel rigagnolo d’acqua che scorre al di sotto. Prima di accedere alla fonte, luogo di incontro degli innamorati del passato, è possibile vedere delle grandi vasche in pietra dove le donne venivano a lavare la biancheria quando non c’erano ancora le fogne e l’acqua diretta in casa. Tutte le donne, meno di un secolo fa, facevano la spola tra la casa e la fontana per lavare e prendere acqua nei “varrili”, nelle “lincelle” o nelle “vozze” per portarla nelle loro case, anche se gli abitanti di Miglierina hanno goduto di vantaggi significativi anteriormente rispetto a quello di altri comuni della provincia. Le abitazioni di Miglierina sono state rifornite di luce elettrica, grazie ad una centrale idroelettrica di proprietà del Dott. Granato sita in località Cusati sulla sponda del fiume Amato; già nel 1927, hanno ricevuto l’acqua e sono state allacciate alla fogna nel 1928, a seguito della costruzione dell’acquedotto e della rete fognaria avvenuti durante il periodo fascista quand’era Podestà il Dr. Anselmo Torchia..
Proseguendo nel cammino dalla Fontanella è possibile percorrere la strada che prende il nome di Via dei Mastri Miglierinesi e che, in passato, si chiamava Bellavista proprio per la veduta del panorama dei due Mari e delle colline circostanti, un tripudio di verde e d’azzurro.
Accoglie qui i visitatori un monumento dedicato a Santa Lucia, opera dello scultore B. Bagalà.
Ma chi erano questi Mastri Miglierinesi che sono menzionati nella via?
Il termine “mastro” (in luogo di maestro) sta ad indicare quelle persone perite nelle costruzioni e nell’arte che sono state in grado di lasciare, attraverso le loro opere, un segno tangibile del loro passaggio e della loro creatività.
I mastri miglierinesi sono stati noti e hanno abbellito chiese e palazzi di tutto il circondario, fino a Catanzaro, tra la fine del ‘700 e i primi del ‘900. Le loro opere espressione di un’arte povera e sincera, ispirata principalmente a tematiche religiose, si esprimeva attraverso la realizzazione di stucchi e decorazioni nelle chiese e nei palazzi dei nobili, con la realizzazione di mobili di fine artigianato e con la scultura di statue per le quali venivano chiamati anche “babbari”.
Vestigia di questi lavori sono rintracciabili negli stucchi a motivi floreali e geometrici, presenti in ambedue le Chiese, e in alcune statue che si trovano nella Chiesa dedicata alla Madonna del Rosario.
Tra questi artigiani-artisti il tocco più geniale era quello dei Maestri Guzzi che hanno lasciato il loro segno anche attraverso alcune opere di pittura di soggetto religioso e con diversi ritratti qua e là conservati nelle abitazioni private. L’importanza di questi pittori e artigiani era tale che dalle loro commesse risulta abbiano operato anche in paesi distanti offrendo il loro servizio a Chiese e Congregazioni calabresi nonché a numerose famiglie nobili.
Proseguendo il cammino per via dei Mastri Miglierinesi è possibile intravedere alcune abitazioni costruite con la pietra a vista, secondo l’uso antico. Tra queste abitazioni è possibile visualizzare un arco con volta a botte che serve come via di collegamento, a piedi, con una strada interna del centro urbano.
Dalla strada è possibile, inoltre, fotografare il Paese per parte della sua estensione identificando in primis il campanile della Chiesa madre dedicata al culto di S. Lucia.
La Chiesa è raggiungibile percorrendo la strada principale, attraversando il corso del paese, oppure avvalendosi di qualche scorciatoia, come la via “manca”, costruita a gradoni e che conduce a piazza S. Lucia.
Su questa piazza si affacciano diversi palazzi. Tra questi spicca “Palazzo Arcuri”, perfettamente conservato e al cui interno i proprietari hanno cercato di rispettare l’impianto originario consentendo, perfino, di lasciare intatto un antico frantoio con le enormi pietre per la molitura delle olive e raccogliendo alcuni quadri appartenuti alla famiglia.
Non distante è il palazzo di un'altra famiglia nobile e illustre del Paese, quella dei Granato i cui esponenti più noti hanno rivestito, in tempi lontani, ruoli significativi all’interno dello Stato e del Paese. Di fronte si distingue il palazzo appartenuto ai “Siddieri”(ricca e nobile famiglia miglierinese del passato) recentemente restaurato.
Queste abitazioni circondano la Chiesa di S. Lucia che è stata costruita su di un promontorio e rivolta ad Est in una posizione tale da dominare il Paese e tutte le sue vie che, come detto, tendono a convergere verso di essa. La Chiesa manca di un sagrato e la sua facciata è spoglia. Si tratta di una costruzione povera ed austera, il più antico edificio religioso di un paese che arriverà a contare, durante un periodo della sua storia, anche 4 chiese.
La Chiesa di S. Lucia è coeva alla fondazione del paese, sorta inizialmente come oratorio e luogo di sepoltura e, in seguito, consacrata ai culti ha assunto il titolo della parrocchia.
L’originario impianto della Chiesa è stato ampliato nel corso del tempo, da piccolo sacello all’odierna struttura a croce latina con 3 navate, passando attraverso le disastrose vicende dei terremoti che hanno flagellato la regione nel corso dei secoli. In particolare il terremoto del 1783 pare abbia comportato ingenti danni per la struttura superiore. Probabilmente i devastanti effetti dello scatenarsi delle forze naturali hanno motivato l’impianto del campanile che appare quasi tozzo ed incompleto con la base a forma di quadrilatero che si erge su 3 piani di altezza.
All’interno si ripete l’essenzialità dello stile tenendo anche conto degli interventi che si sono succeduti nel tempo e degli ultimi lavori di restauro conservativo.
Di pregio, all’interno della Chiesa, il cui altare maggiore è dedicato alla vergine siracusana protettrice della vista, sono gli stucchi e le lavorazioni, alcune statue lignee, il battistero e una pala d’altare.
L’altare maggiore, che è stato rinnovato a seguito dell’ultimo intervento degli anni ’90, è in marmo e, nel rispetto dell’indirizzo conciliare, è stata rimossa la balaustra in marmo che fungeva da divisorio rendendo accessibile l’altare ai fedeli. Già menzionata, vi è una pala d’altare raffigurante la fuga in Egitto, una ricostruzione particolarmente piacevole del passo evangelico in quanto, sullo sfondo di un panorama che riecheggia l’Egitto, i personaggi della Sacra Famiglia riproducono delle sembianze contadine quasi nel riprodurre in questa Famiglia quelle del paese intero.
La navata sinistra vede dominare l’altare, anch’esso pieno di stucchi, dedicato alla Madonna, rappresentata in una statua lignea, un tempo venerata e celebrata attraverso l’arciconfraternita dell’Immacolata l’8 Settembre.
In particolare l’odierna casa parrocchiale, adiacente alla Chiesa di S. Lucia, era sede dell’arciconfraternita e dell’oratorio dedicato alla Vergine (‘a Ghiesulilla).
La navata laterale ospita ancora altri tre altari, rispettivamente dedicati a S. Pasquale Baylon e uno un tempo dedicato all’Adorazione della Croce e ora sostituito da un Bambin Gesù benedicente.
La navata laterale destra ospita il Battistero, in marmo verde, opera degli artigiani locali, una raffigurazione marmorea della Madonna di Lourdes con Bernadette e un altare sormontato da un quadro del ‘700 dedicato alla Madonna della Grazia.
Nella sacrestia è inoltre conservata una statua lignea dedicata a S. Francesco di Paola, insieme ad altri arredi sacri.
Nel corso dell’ultimo decennio, infine, entrambe le Chiese sono state abbellite e arricchite per mano di un abile ebanista del paese ( Tommaso Guzzi ) attraverso numerosi arredi lignei che vanno dal pulpito alla schola cantorum.
La parte bassa del paese ospita l’altra Chiesa dedicata al culto di S. Maria del Principio ora nota come Madonna del Rosario.
Si tratta di una Chiesa costruita successivamente seguendo uno stile ed un’impostazione completamente differente dalla prima. La chiesa del Rosario risale agli inizi del ‘600 e pur essendo la Chiesa di un piccolo centro riflette, anche se in minor misura, delle influenze barocche. Si tratta di una Chiesa con una bellissima facciata decorata a stucchi e decorazioni, anch’essa a croce latina con tre navate, e con un grazioso campanile, anch’esso non molto alto e terminante con una piccola cupola a 4 volte. Per certi profili, quasi orientaleggianti, questo piccolo campanile somiglia ad un minareto arabo.
L’interno è semplice ma si lascia andare a qualche vezzo, con stucchi e decorazioni floreali e con statue opera dei locali “babbari”.
L’altare maggiore è dedicato alla Vergine del Rosario, raffigurata in una statua lignea dai tratti contadini e da un vestito caratteristico di seta e raso, in braccio la Madonna porta il bambino vestito allo stesso modo e con la stessa pettinatura a boccoli neri.
E’ curioso ricordare che al tempo delle confraternite le persone aderenti a quella del Rosario (i cosiddetti “rusarianti” o “fratelli”) indossavano, in occasione dei festeggiamenti dedicati alla Madonna, le famose “muzzette” ( abiti di velluto nero con decorazioni dorate )mentre quelle aderenti alla congrega dell’Immacolata (i cosiddetti “ ‘mmaculatisti”) indossavano le loro”muzzette” di color celeste, sempre con filamenti d’oro come ornamento.
La Chiesa di S. Maria del Principio presenta una caratteristica che la rende diversa dalla Chiesa parrocchiale, il fatto di affacciarsi su di un ampio sagrato, una piazza in seguito ridimensionata dall’opera di pavimentazione in cotto e in pietra che forma un emiciclo davanti allo stesso edificio religioso. Nella parte soprastante il campanile c’è il palazzo della famiglia Torchia distintasi con il prof. Antonio, illustre letterato autore di numerose pubblicazioni. Sempre di fronte alla Chiesa si trova il parco giochi, dedicato alla memoria di Nicholas Green, dove tra il verde e gli alberi i bambini possono divertirsi con altalene, scivoli e altre attrazioni adatte alla loro età. Nello stesso giardino è collocato anche un monumento in pietra leccese, realizzato per festeggiare il Giubileo dell’anno 2000 e intitolato al Nuovo millennio ineunte, con l’auspicio che il nuovo millennio fosse foriero di positività per l’intera Comunità. Nel parco nel mese di Agosto si svolgono numerose manifestazioni, organizzate dalla Pro Loco, con spettacoli musicali e rappresentazioni teatrali. In quest’ultima attività si distingue sempre la Compagnia Teatrale Miglierinese che presenta delle brillanti commedie in vernacolo calabrese.
Dal parco è possibile raggiungere il Monumento dedicato ai caduti in guerra, il Municipio, la Biblioteca Comunale, la Guardia Medica e la Scuola Media con l’annessa palestra e un campo polivalente attrezzato per le attività sportive ( tennis, calcio a 5, ecc.).
Dalla chiesa del Rosario è possibile imboccare la strada che conduce alla zona rurale del paese, la zona del verde in cui, qua e là, sono sparse le case di alcuni degli abitanti di Miglierina. Si tratta di aree raggiungibili con l’automobile, per via delle strade interpoderali, coltivate ad orti da cui gli abitanti traggono gli alimenti genuini che vengono serviti sulle loro tavole. Olivi, frutteti di ogni genere, ortaggi, vigne, sono le coltivazioni più comuni.
Percorrendo questa strada o imboccandone un’altra che si trova nel rione Croce è possibile raggiungere il fiume Amato, “la fiumara”. Si tratta di un altro spettacolo naturale, pieno di salti e pendii, che scende ripidamente nella vallata. Attorno al fiume, che d’estate si attraversa a piedi, per la secca oppure servendosi di un caratteristico ponte di legno, si trovano prati verdi dove è possibile fermarsi per godere del paesaggio e anche per fare qualche allegro pic-nic. In questa zona denominata “Favatella” sono situati un Agriturismo e due aziende ortofrutticole. Nei dintorni del fiume si trovano anche i resti degli antichi mulini ad acqua dove, nel passato, gli abitanti si recavano per macinare il grano, il granturco e legumi vari. Secondo alcuni proprio da questi mulini deriverebbe il nome del paese “Muglierina” (paese dei mulini) evidenziando una radice tedesca del nome (in tedesco mugnaio si dice “muller”). Certo è che i mulini avevano grande importanza, così come i mugnai che spesso cercavano di imbrogliare i propri clienti sul peso simulando delle liti tra loro, donde è venuto il detto popolare “quando se ‘mbrigano i mulinari guardati a farina!”
Quella dei mulini è solo una delle possibili interpretazioni sull’origine del nome del paese. Esistono, infatti, altre versioni ma tutte partono dall’idea che i primi stanziamenti si siano localizzati nella parte bassa, vicino al fiume, precisamente presso la località “Cusati”. Questo termine, per alcuni, di origine greco-albanese starebbe ad indicare una localizzazione di popolazione albanese, distinta dal nucleo originario di abitanti.
Presso la località “Melina” la popolazione avrebbe trovato della terra buona da lavorare e per costruire le proprie abitazioni da cui il termine “migliore rina”, riferita forse alla diversa natura del terreno rispetto a quello della vicina Amato, composto in prevalenza di argilla.
Altri ancora ritengono, invece, che Miglierina derivi il nome dall’esistenza, sul territorio, di una grande pietra miliare “Milia” che segnava la distanza lungo la strada che andava da Ponte Corace a Caronte o da “milium” cioè la pianta del miglio.
Una delle poche certezze è che la storia del paese non è tanto antica quanto quella della vicina Tiriolo, di età preromana, o di Amato, che deve le sue origini alle migrazioni della popolazione dalla foce del fiume verso la sorgente. Non è trascurabile l’opinione di chi vede uno stretto collegamento con il paese di Scigliano che ha in comune con Miglierina la denominazione dei quartieri, il cognome degli abitanti e alcune inflessioni dialettali.
Il nucleo urbano del Casale di Miglierina colloca le sue origini tra il XIV e il XV secolo. Appare certo che originariamente fu casale di Tiriolo e ne seguì le vicende feudali passando dal dominio dei De Reggio a quello dei Ruffo, conti di Catanzaro che lo tennero fino al 1464. Nello stesso anno venne affidato ai Carafa di Nocera che ne restarono i signori fino al 1610, anno in cui venne venduta, al prezzo di 80.000 ducati, ai Cigala che la tennero fino alla cessazione della feudalità nel regno di Napoli ( legge 2 agosto 1806).
Nel 1811, con un decreto emanato sotto il dominio napoleonico, divenne Comune autonomo per ritornare, con la Restaurazione, sotto il governo dei Borboni.
Si è sempre trattato, dunque, di una alacre ed operosa comunità che, anche al di fuori dei confini regionali e nazionali, si è fatta valere attraverso il proprio lavoro. Numerosi sono, infatti, gli emigranti miglierinesi rimasti affezionati al proprio paese che, soprattutto, in occasione delle vacanze estive ritornano per una visita e una immancabile passeggiata per “Sottovia”.
“Sottovia” è uno dei rioni del paese, il vero centro, con la piazza rivestita in cotto, collegata alla strada provinciale da una scala di forma elicoidale in cemento armato.
Recentemente la strada del corso è stata interamente pavimentata, impiegando del porfido levigato giungendo così fino ad un altro quartiere: il “Chianavalle”.
In questo rione è possibile ammirare l’antico palazzo della famiglia Torcia con dei balconi in ferro battuto con caratteristica lavorazione “bombata”. L’intero percorso è, inoltre, abbellito da dei lampioni, sempre in ferro battuto, che irradiano la luce elettrica.
“Sottovia” è il vero crocevia del Paese, da lì è possibile risalire verso la Piazza, cioè dove è situata la Chiesa parrocchiale, oppure discendere verso la “Croce”, zona maggiormente vicina alla campagna presso la quale sono sorte diverse residenze abitative. Si trova in questa zona il campo sportivo comunale dove i giovani si allenano e disputano le partite del campionato di Terza Categoria. Un tempo anche il rione Croce aveva una sua chiesa che, però, è stata successivamente sconsacrata ed abbattuta per far posto a delle abitazioni.
Il quartiere che si trova più in alto rispetto a tutti gli altri è quello del “Quadarune” con i ruderi del “Casale” intorno al quale si trovano tante altre antiche abitazioni. Non molto lontano, al di fuori dell’originario centro storico, si è sviluppata una zona residenziale con nuove costruzioni abitative. In questa zona si trova anche l’Ostello della Gioventù, finalizzato allo sviluppo turistico locale. L’Ostello, di recente completamento, è stato affidato dal Comune in gestione ad una società privata.
Ai piedi dell’Ostello si trova una raffigurazione bronzea del Calvario, in sostituzione delle croci sulle quali è stato costruito l’ostello.
Nelle vicinanze si trova il cimitero comunale all’interno del quale si ergono le cappelle familiari. Tra queste spiccano al centro, ai lati della cappella religiosa, quelle delle famiglie notabili del paese. In particolare nella cappella dei Baroni Scalzo è possibile vedere una ricostruzione dell’altare maggiore della Chiesa di S. Lucia, con identica pala d’altare.
Nella parte cimiteriale nuova si trova, invece, un monumento dedicato alla Resurrezione di Gesù Cristo.
Lasciato il cimitero alle spalle, continuando a salire si arriva nella zona montagnosa della Presila, in particolare è possibile raggiungere il Monte “Portella” (1039 m sul livello del mare). In questa località sgorga una sorgente d’acqua oligo-minerale e si trovano alberi di lecci, querce, cerri e castagni. La zona è ideale per trovare riparo dalla calura estiva, ed è possibile accedere anche ad un’area attrezzata per pic- nic situata nella località detta “Rinuso”. In Autunno il luogo è frequentato dai cercatori di funghi perché quelli che vengono trovati sono buoni e pregiati, in quanto sono di odore fragante e di gradevole sapore.
Dalla montagna ovviamente si gode di un panorama senza eguali e di un’aria fresca e pulita a dispetto dello smog quotidianamente inalato nelle città.
Tanta aria pulita alimenta un sano appetito che trova sfogo sulle tavole dove vengono serviti cibi freschi e genuini derivanti dalle coltivazioni degli orti.
La cucina miglierinese rispecchia le caratteristiche di quella regionale, con insaccati e cibi piccanti, formaggi, verdure e dolci tipici. Per gustare qualcosa di particolare si può certamente assaggiare la sopressata o il capicollo nonché i piatti a base di carne di maiale (tipici dei mesi invernali che precedono la Quaresima), durante il periodo pasquale i”fraguni” e le “pitte chine”con ricotta e sopressata, polpette, frittelle e braciole di ogni genere (carne, patate, zucchine, riso), “pizze” e “cullurielli” (questi ultimi simbolo di festa, vengono serviti in occasione dei matrimoni), “pitticelle” e “chinulille”.
Generalmente la cucina dei piatti tipici si concentra nei periodi di festa, coincidenti con le festività religiose. In particolare la festa della Santa patrona S. Lucia il 13 Dicembre, la festa della Madonna del Rosario la prima Domenica di Ottobre, la Pasqua ed il Natale. In occasione delle festività religiose si ripetono i riti delle processioni delle statue per le vie del paese e il venerdì santo della Via Crucis. Durante queste manifestazioni si esibisce la locale banda musicale “ S. Gagliardi che allieta l’accompagnamento dei Santi intonando marce sinfoniche e inni religiosi.
In occasione del venerdì santo in passato si ridava vita alla rappresentazione teatrale della “Pigliata”, cioè della presa di Cristo, ma trattandosi di un lavoro impegnativo che richiede il coinvolgimento di molte persone oggi non ha una cadenza periodica e dipende dalla buona volontà degli abitanti impegnati nella recitazione, nell’allestimento delle scene e dei costumi.
In merito ai costumi anche a Miglierina si è perso l’uso del costume locale, sono poche ormai le persone anziane che indossano il vestito della pacchiana e che ne conservano gelosamente la tradizione.
L’ideale passeggiata, con un occhio al passato ed uno al presente, non può che concludersi con l’invito a tutti coloro che intendono scoprire le tradizioni piccole e grandi della nostra regione e a godere dell’ospitalità, che fu dei greci e dei latini nostri predecessori, a renderla reale visitando Miglierina, passeggiando per le sue vie e viuzze che si intrecciano lungo la costa collinare come un piccolo labirinto.