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Venerd́ 29 - agosto - 2008
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Itinerario
turistico alla scoperta di Miglierina
( a cura del Sindaco: prof. Domenico Bruni ) Fin
dall’infanzia l’essere umano si caratterizza per il bisogno
di imparare e scoprire, di non ritenere mai sufficienti le informazioni
raccolte nella sua mente. Molte di queste informazioni derivano dall’esperienza,
cioè dall’attività diretta di visualizzare e sistemare
le conoscenze. Questa capacità di accostarsi ai luoghi e alle cose
è piena e completa, indelebile nel corso del tempo proprio perché
impressa nei gesti e nelle attività compiute e non assunta, invece,
per l’acquisizione indiretta di nozioni impartite e riferite da
altri.
Tra le esperienze più formative per le persone di ogni età
c’è quella del viaggio. Il viaggio esprime anche fisicamente
l’idea del movimento verso qualcosa che viene conosciuto ed in ogni
suo aspetto, non a caso anche Dante definisce la Commedia come un viaggio
verso la conoscenza del divino e dell’umano.
Ogni viaggio ha una meta, un punto d’arrivo da raggiungere attraverso
il cammino e ciò significa che questo cammino cosciente viene indirizzato
attraverso un itinerario, cioè un’indicazione che aiuti nella
scoperta il viandante.
Tutte le comunità umane sono idonee a costituire la meta di un
viaggio perché da ogni comunità è possibile imparare
e scoprire qualcosa attraverso la sua storia, le sue manifestazioni artistiche,
le sue tradizioni, la gastronomia. In questo non c’è distinzione
tra comunità piccole e grandi perché tutti gli uomini hanno
la capacità di manifestare la propria essenza e di rendere grande
il luogo natio. Anzi la novità della scoperta si fa proprio più
significativa quando la meta è un luogo incontaminato e nascosto
perché ha un maggior numero di informazioni da offrire al suo destinatario.
Per quanti viaggiano attraverso la nostra Regione, potrà rivelarsi
utile, quindi, possedere un itinerario che riguardi i piccoli centri come
quello di Miglierina.
Miglierina è un comune della provincia catanzarese che si inserisce
nella depressione geologica della Sella di Marcellinara, una gola ristretta
tra i due mari (il Tirreno ad ovest e lo Ionio ad est) che ospita anche
i vicini comuni di Amato, Marcellinara, Tiriolo.
Questa collocazione geografica consente, con un unico sguardo, di abbracciare
la veduta panoramica del Golfo di Squillace e di quello di Sant’Eufemia
e, quando la foschia lo permette, di avvistare le isole Eolie con l’inconfondibile
cratere dello Stromboli.
Si tratta di un panorama che, da solo, giustifica la salita verso questa
collina comunque ben collegata dalla strada provinciale con il capoluogo
(dal qual dista appena 25 chilometri) e con la piana del Lamentino.
Il territorio miglierinese è racchiuso da quello dei Comuni contermini
e per il viandante può essere curioso scoprire che tradizionalmente
il confine con il Comune limitrofo di
Amato è segnato da un ponte di antica fattura che è stato
costruito su di una sorgente poi incanalata nella “Funtanella”.
Il ponte della Funtanella e l’icona di S. Francesco di Paola sono,
quindi, la prima tappa di questo excursus che, attraverso i luoghi fisici,
intende risalire a quelli della memoria ricostruendo brevemente anche
la storia e le tradizioni della comunità miglierinese.
Non è possibile indicare l’ingegnere progettista di questo
ponte, costruito in pietra, in quanto si tratta certamente di un’opera
di artigiani e costruttori locali.
Al di sotto del ponte: la sorgente. Per raggiungerla sono stati conservati
i gradini in pietra levigata e irregolare che formano un sentiero a forma
semicircolare fino alla passerella che evita di bagnarsi nel rigagnolo
d’acqua che scorre al di sotto. Prima di accedere alla fonte, luogo
di incontro degli innamorati del passato, è possibile vedere delle
grandi vasche in pietra dove le donne venivano a lavare la biancheria
quando non c’erano ancora le fogne e l’acqua diretta in casa.
Tutte le donne, meno di un secolo fa, facevano la spola tra la casa e
la fontana per lavare e prendere acqua nei “varrili”, nelle
“lincelle” o nelle “vozze” per portarla nelle
loro case, anche se gli abitanti di Miglierina hanno goduto di vantaggi
significativi anteriormente rispetto a quello di altri comuni della provincia.
Le abitazioni di Miglierina sono state rifornite di luce elettrica, grazie
ad una centrale idroelettrica di proprietà del Dott. Granato sita
in località Cusati sulla sponda del fiume Amato; già nel
1927, hanno ricevuto l’acqua e sono state allacciate alla fogna
nel 1928, a seguito della costruzione dell’acquedotto e della rete
fognaria avvenuti durante il periodo fascista quand’era Podestà
il Dr. Anselmo Torchia..
Proseguendo nel cammino dalla Fontanella è possibile percorrere
la strada che prende il nome di Via dei Mastri Miglierinesi e che, in
passato, si chiamava Bellavista proprio per la veduta del panorama dei
due Mari e delle colline circostanti, un tripudio di verde e d’azzurro.
Accoglie qui i visitatori un monumento dedicato a Santa Lucia, opera dello
scultore B. Bagalà.
Ma chi erano questi Mastri Miglierinesi che sono menzionati nella via?
Il termine “mastro” (in luogo di maestro) sta ad indicare
quelle persone perite nelle costruzioni e nell’arte che sono state
in grado di lasciare, attraverso le loro opere, un segno tangibile del
loro passaggio e della loro creatività.
I mastri miglierinesi sono stati noti e hanno abbellito chiese e palazzi
di tutto il circondario, fino a Catanzaro, tra la fine del ‘700
e i primi del ‘900. Le loro opere espressione di un’arte povera
e sincera, ispirata principalmente a tematiche religiose, si esprimeva
attraverso la realizzazione di stucchi e decorazioni nelle chiese e nei
palazzi dei nobili, con la realizzazione di mobili di fine artigianato
e con la scultura di statue per le quali venivano chiamati anche “babbari”.
Vestigia di questi lavori sono rintracciabili negli stucchi a motivi floreali
e geometrici, presenti in ambedue le Chiese, e in alcune statue che si
trovano nella Chiesa dedicata alla Madonna del Rosario.
Tra questi artigiani-artisti il tocco più geniale era quello dei
Maestri Guzzi che hanno lasciato il loro segno anche attraverso alcune
opere di pittura di soggetto religioso e con diversi ritratti qua e là
conservati nelle abitazioni private. L’importanza di questi pittori
e artigiani era tale che dalle loro commesse risulta abbiano operato anche
in paesi distanti offrendo il loro servizio a Chiese e Congregazioni calabresi
nonché a numerose famiglie nobili.
Proseguendo il cammino per via dei Mastri Miglierinesi è possibile
intravedere alcune abitazioni costruite con la pietra a vista, secondo
l’uso antico. Tra queste abitazioni è possibile visualizzare
un arco con volta a botte che serve come via di collegamento, a piedi,
con una strada interna del centro urbano.
Dalla strada è possibile, inoltre, fotografare il Paese per parte
della sua estensione identificando in primis il campanile della Chiesa
madre dedicata al culto di S. Lucia.
La Chiesa è raggiungibile percorrendo la strada principale, attraversando
il corso del paese, oppure avvalendosi di qualche scorciatoia, come la
via “manca”, costruita a gradoni e che conduce a piazza S.
Lucia.
Su questa piazza si affacciano diversi palazzi. Tra questi spicca “Palazzo
Arcuri”, perfettamente conservato e al cui interno i proprietari
hanno cercato di rispettare l’impianto originario consentendo, perfino,
di lasciare intatto un antico frantoio con le enormi pietre per la molitura
delle olive e raccogliendo alcuni quadri appartenuti alla famiglia.
Non distante è il palazzo di un'altra famiglia nobile e illustre
del Paese, quella dei Granato i cui esponenti più noti hanno rivestito,
in tempi lontani, ruoli significativi all’interno dello Stato e
del Paese. Di fronte si distingue il palazzo appartenuto ai “Siddieri”(ricca
e nobile famiglia miglierinese del passato) recentemente restaurato.
Queste abitazioni circondano la Chiesa
di S. Lucia che è stata costruita su di un promontorio e rivolta
ad Est in una posizione tale da dominare il Paese e tutte le sue vie che,
come detto, tendono a convergere verso di essa. La Chiesa manca di un
sagrato e la sua facciata è spoglia. Si tratta di una costruzione
povera ed austera, il più antico edificio religioso di un paese
che arriverà a contare, durante un periodo della sua storia, anche
4 chiese.
La Chiesa di S. Lucia è coeva alla fondazione del paese, sorta
inizialmente come oratorio e luogo di sepoltura e, in seguito, consacrata
ai culti ha assunto il titolo della parrocchia.
L’originario impianto della Chiesa è stato ampliato nel corso
del tempo, da piccolo sacello all’odierna struttura a croce latina
con 3 navate, passando attraverso le disastrose vicende dei terremoti
che hanno flagellato la regione nel corso dei secoli. In particolare il
terremoto del 1783 pare abbia comportato ingenti danni per la struttura
superiore. Probabilmente i devastanti effetti dello scatenarsi delle forze
naturali hanno motivato l’impianto del campanile che appare quasi
tozzo ed incompleto con la base a forma di quadrilatero che si erge su
3 piani di altezza.
All’interno si ripete l’essenzialità dello stile tenendo
anche conto degli interventi che si sono succeduti nel tempo e degli ultimi
lavori di restauro conservativo.
Di pregio, all’interno della Chiesa, il cui altare maggiore è
dedicato alla vergine siracusana protettrice della vista, sono gli stucchi
e le lavorazioni, alcune statue lignee, il battistero e una pala d’altare.
L’altare maggiore, che è stato rinnovato a seguito dell’ultimo
intervento degli anni ’90, è in marmo e, nel rispetto dell’indirizzo
conciliare, è stata rimossa la balaustra in marmo che fungeva da
divisorio rendendo accessibile l’altare ai fedeli. Già menzionata,
vi è una pala d’altare raffigurante la fuga in Egitto, una
ricostruzione particolarmente piacevole del passo evangelico in quanto,
sullo sfondo di un panorama che riecheggia l’Egitto, i personaggi
della Sacra Famiglia riproducono delle sembianze contadine quasi nel riprodurre
in questa Famiglia quelle del paese intero.
La navata sinistra vede dominare l’altare, anch’esso pieno
di stucchi, dedicato alla Madonna, rappresentata in una statua lignea,
un tempo venerata e celebrata attraverso l’arciconfraternita dell’Immacolata
l’8 Settembre.
In particolare l’odierna casa parrocchiale, adiacente alla Chiesa
di S. Lucia, era sede dell’arciconfraternita e dell’oratorio
dedicato alla Vergine (‘a Ghiesulilla).
La navata laterale ospita ancora altri tre altari, rispettivamente dedicati
a S. Pasquale Baylon e uno un tempo dedicato all’Adorazione della
Croce e ora sostituito da un Bambin Gesù benedicente.
La navata laterale destra ospita il Battistero, in marmo verde, opera
degli artigiani locali, una raffigurazione marmorea della Madonna di Lourdes
con Bernadette e un altare sormontato da un quadro del ‘700 dedicato
alla Madonna della Grazia.
Nella sacrestia è inoltre conservata una statua lignea dedicata
a S. Francesco di Paola, insieme ad altri arredi sacri.
Nel corso dell’ultimo decennio, infine, entrambe le Chiese sono
state abbellite e arricchite per mano di un abile ebanista del paese (
Tommaso Guzzi ) attraverso numerosi arredi lignei che vanno dal pulpito
alla schola cantorum.
La parte bassa del paese ospita l’altra Chiesa dedicata al culto
di S. Maria del Principio ora nota
come Madonna del Rosario.
Si tratta di una Chiesa costruita successivamente seguendo uno stile ed
un’impostazione completamente differente dalla prima. La chiesa
del Rosario risale agli inizi del ‘600 e pur essendo la Chiesa di
un piccolo centro riflette, anche se in minor misura, delle influenze
barocche. Si tratta di una Chiesa con una bellissima facciata decorata
a stucchi e decorazioni, anch’essa a croce latina con tre navate,
e con un grazioso campanile, anch’esso non molto alto e terminante
con una piccola cupola a 4 volte. Per certi profili, quasi orientaleggianti,
questo piccolo campanile somiglia ad un minareto arabo.
L’interno è semplice ma si lascia andare a qualche vezzo,
con stucchi e decorazioni floreali e con statue opera dei locali “babbari”.
L’altare maggiore è dedicato alla Vergine del Rosario, raffigurata
in una statua lignea dai tratti contadini e da un vestito caratteristico
di seta e raso, in braccio la Madonna porta il bambino vestito allo stesso
modo e con la stessa pettinatura a boccoli neri.
E’ curioso ricordare che al tempo delle confraternite le persone
aderenti a quella del Rosario (i cosiddetti “rusarianti” o
“fratelli”) indossavano, in occasione dei festeggiamenti dedicati
alla Madonna, le famose “muzzette” ( abiti di velluto nero
con decorazioni dorate )mentre quelle aderenti alla congrega dell’Immacolata
(i cosiddetti “ ‘mmaculatisti”) indossavano le loro”muzzette”
di color celeste, sempre con filamenti d’oro come ornamento.
La Chiesa di S. Maria del Principio presenta una caratteristica che la
rende diversa dalla Chiesa parrocchiale, il fatto di affacciarsi su di
un ampio sagrato, una piazza in seguito ridimensionata dall’opera
di pavimentazione in cotto e in pietra che forma un emiciclo davanti allo
stesso edificio religioso. Nella parte soprastante il campanile c’è
il palazzo della famiglia Torchia distintasi con il prof. Antonio, illustre
letterato autore di numerose pubblicazioni. Sempre di fronte alla Chiesa
si trova il parco giochi, dedicato alla memoria di Nicholas Green, dove
tra il verde e gli alberi i bambini possono divertirsi con altalene, scivoli
e altre attrazioni adatte alla loro età. Nello stesso giardino
è collocato anche un monumento in pietra leccese, realizzato per
festeggiare il Giubileo dell’anno 2000 e intitolato al Nuovo millennio
ineunte, con l’auspicio che il nuovo millennio fosse foriero di
positività per l’intera Comunità. Nel parco nel mese
di Agosto si svolgono numerose manifestazioni, organizzate dalla Pro Loco,
con spettacoli musicali e rappresentazioni teatrali. In quest’ultima
attività si distingue sempre la Compagnia Teatrale Miglierinese
che presenta delle brillanti commedie in vernacolo calabrese.
Dal parco è possibile raggiungere il Monumento dedicato ai caduti
in guerra, il Municipio, la Biblioteca Comunale, la Guardia Medica e la
Scuola Media con l’annessa palestra e un campo polivalente attrezzato
per le attività sportive ( tennis, calcio a 5, ecc.).
Dalla chiesa del Rosario è possibile imboccare la strada che conduce
alla zona rurale del paese, la zona del verde in cui, qua e là,
sono sparse le case di alcuni degli abitanti di Miglierina. Si tratta
di aree raggiungibili con l’automobile, per via delle strade interpoderali,
coltivate ad orti da cui gli abitanti traggono gli alimenti genuini che
vengono serviti sulle loro tavole. Olivi, frutteti di ogni genere, ortaggi,
vigne, sono le coltivazioni più comuni.
Percorrendo questa strada o imboccandone un’altra che si trova nel
rione Croce è possibile raggiungere il fiume Amato, “la fiumara”.
Si tratta di un altro spettacolo naturale, pieno di salti e pendii, che
scende ripidamente nella vallata. Attorno al fiume, che d’estate
si attraversa a piedi, per la secca oppure servendosi di un caratteristico
ponte di legno, si trovano prati verdi dove è possibile fermarsi
per godere del paesaggio e anche per fare qualche allegro pic-nic. In
questa zona denominata “Favatella” sono situati un Agriturismo
e due aziende ortofrutticole. Nei dintorni del fiume si trovano anche
i resti degli antichi mulini ad acqua dove, nel passato, gli abitanti
si recavano per macinare il grano, il granturco e legumi vari. Secondo
alcuni proprio da questi mulini deriverebbe il nome del paese “Muglierina”
(paese dei mulini) evidenziando una radice tedesca del nome (in tedesco
mugnaio si dice “muller”). Certo è che i mulini avevano
grande importanza, così come i mugnai che spesso cercavano di imbrogliare
i propri clienti sul peso simulando delle liti tra loro, donde è
venuto il detto popolare “quando se ‘mbrigano i mulinari guardati
a farina!”
Quella dei mulini è solo una delle possibili interpretazioni sull’origine
del nome del paese. Esistono, infatti, altre versioni ma tutte partono
dall’idea che i primi stanziamenti si siano localizzati nella parte
bassa, vicino al fiume, precisamente presso la località “Cusati”.
Questo termine, per alcuni, di origine greco-albanese starebbe ad indicare
una localizzazione di popolazione albanese, distinta dal nucleo originario
di abitanti.
Presso la località “Melina” la popolazione avrebbe
trovato della terra buona da lavorare e per costruire le proprie abitazioni
da cui il termine “migliore rina”, riferita forse alla diversa
natura del terreno rispetto a quello della vicina Amato, composto in prevalenza
di argilla.
Altri ancora ritengono, invece, che Miglierina derivi il nome dall’esistenza,
sul territorio, di una grande pietra miliare “Milia” che segnava
la distanza lungo la strada che andava da Ponte Corace a Caronte o da
“milium” cioè la pianta del miglio.
Una delle poche certezze è che la storia del paese non è
tanto antica quanto quella della vicina Tiriolo, di età preromana,
o di Amato, che deve le sue origini alle migrazioni della popolazione
dalla foce del fiume verso la sorgente. Non è trascurabile l’opinione
di chi vede uno stretto collegamento con il paese di Scigliano che ha
in comune con Miglierina la denominazione dei quartieri, il cognome degli
abitanti e alcune inflessioni dialettali.
Il nucleo urbano del Casale di Miglierina colloca le sue origini tra il
XIV e il XV secolo. Appare certo che originariamente fu casale di Tiriolo
e ne seguì le vicende feudali passando dal dominio dei De Reggio
a quello dei Ruffo, conti di Catanzaro che lo tennero fino al 1464. Nello
stesso anno venne affidato ai Carafa di Nocera che ne restarono i signori
fino al 1610, anno in cui venne venduta, al prezzo di 80.000 ducati, ai
Cigala che la tennero fino alla cessazione della feudalità nel
regno di Napoli ( legge 2 agosto 1806).
Nel 1811, con un decreto emanato sotto il dominio napoleonico, divenne
Comune autonomo per ritornare, con la Restaurazione, sotto il governo
dei Borboni.
Si è sempre trattato, dunque, di una alacre ed operosa comunità
che, anche al di fuori dei confini regionali e nazionali, si è
fatta valere attraverso il proprio lavoro. Numerosi sono, infatti, gli
emigranti miglierinesi rimasti affezionati al proprio paese che, soprattutto,
in occasione delle vacanze estive ritornano per una visita e una immancabile
passeggiata per “Sottovia”.
“Sottovia” è uno dei rioni del paese, il vero centro,
con la piazza rivestita in cotto, collegata alla strada provinciale da
una scala di forma elicoidale in cemento armato.
Recentemente la strada del corso è stata interamente pavimentata,
impiegando del porfido levigato giungendo così fino ad un altro
quartiere: il “Chianavalle”.
In questo rione è possibile ammirare l’antico palazzo della
famiglia Torcia con dei balconi in ferro battuto con caratteristica lavorazione
“bombata”. L’intero percorso è, inoltre, abbellito
da dei lampioni, sempre in ferro battuto, che irradiano la luce elettrica.
“Sottovia” è il vero crocevia del Paese, da lì
è possibile risalire verso la Piazza, cioè dove è
situata la Chiesa parrocchiale, oppure discendere verso la “Croce”,
zona maggiormente vicina alla campagna presso la quale sono sorte diverse
residenze abitative. Si trova in questa zona il campo sportivo comunale
dove i giovani si allenano e disputano le partite del campionato di Terza
Categoria. Un tempo anche il rione Croce aveva una sua chiesa che, però,
è stata successivamente sconsacrata ed abbattuta per far posto
a delle abitazioni.
Il quartiere che si trova più in alto rispetto a tutti gli altri
è quello del “Quadarune” con i ruderi del “Casale”
intorno al quale si trovano tante altre antiche abitazioni. Non molto
lontano, al di fuori dell’originario centro storico, si è
sviluppata una zona residenziale con nuove costruzioni abitative. In questa
zona si trova anche l’Ostello della Gioventù, finalizzato
allo sviluppo turistico locale. L’Ostello, di recente completamento,
è stato affidato dal Comune in gestione ad una società privata.
Ai piedi dell’Ostello si trova una raffigurazione bronzea del Calvario,
in sostituzione delle croci sulle quali è stato costruito l’ostello.
Nelle vicinanze si trova il cimitero comunale all’interno del quale
si ergono le cappelle familiari. Tra queste spiccano al centro, ai lati
della cappella religiosa, quelle delle famiglie notabili del paese. In
particolare nella cappella dei Baroni Scalzo è possibile vedere
una ricostruzione dell’altare maggiore della Chiesa di S. Lucia,
con identica pala d’altare.
Nella parte cimiteriale nuova si trova, invece, un monumento dedicato
alla Resurrezione di Gesù Cristo.
Lasciato il cimitero alle spalle, continuando a salire si arriva nella
zona montagnosa della Presila, in particolare è possibile raggiungere
il Monte “Portella” (1039 m sul livello del mare). In questa
località sgorga una sorgente d’acqua oligo-minerale e si
trovano alberi di lecci, querce, cerri e castagni. La zona è ideale
per trovare riparo dalla calura estiva, ed è possibile accedere
anche ad un’area attrezzata per pic- nic situata nella località
detta “Rinuso”. In Autunno il luogo è frequentato dai
cercatori di funghi perché quelli che vengono trovati sono buoni
e pregiati, in quanto sono di odore fragante e di gradevole sapore.
Dalla montagna ovviamente si gode di un panorama senza eguali e di un’aria
fresca e pulita a dispetto dello smog quotidianamente inalato nelle città.
Tanta aria pulita alimenta un sano appetito che trova sfogo sulle tavole
dove vengono serviti cibi freschi e genuini derivanti dalle coltivazioni
degli orti.
La cucina miglierinese rispecchia le caratteristiche di quella regionale,
con insaccati e cibi piccanti, formaggi, verdure e dolci tipici. Per gustare
qualcosa di particolare si può certamente assaggiare la sopressata
o il capicollo nonché i piatti a base di carne di maiale (tipici
dei mesi invernali che precedono la Quaresima), durante il periodo pasquale
i”fraguni” e le “pitte chine”con ricotta e sopressata,
polpette, frittelle e braciole di ogni genere (carne, patate, zucchine,
riso), “pizze” e “cullurielli” (questi ultimi
simbolo di festa, vengono serviti in occasione dei matrimoni), “pitticelle”
e “chinulille”.
Generalmente la cucina dei piatti tipici si concentra nei periodi di festa,
coincidenti con le festività religiose. In particolare la festa
della Santa patrona S. Lucia il 13 Dicembre, la festa della Madonna del
Rosario la prima Domenica di Ottobre, la Pasqua ed il Natale. In occasione
delle festività religiose si ripetono i riti delle processioni
delle statue per le vie del paese e il venerdì santo della Via
Crucis. Durante queste manifestazioni si esibisce la locale banda musicale
“ S. Gagliardi che allieta l’accompagnamento dei Santi intonando
marce sinfoniche e inni religiosi.
In occasione del venerdì santo in passato si ridava vita alla rappresentazione
teatrale della “Pigliata”, cioè della presa di Cristo,
ma trattandosi di un lavoro impegnativo che richiede il coinvolgimento
di molte persone oggi non ha una cadenza periodica e dipende dalla buona
volontà degli abitanti impegnati nella recitazione, nell’allestimento
delle scene e dei costumi.
In merito ai costumi anche a Miglierina si è perso l’uso
del costume locale, sono poche ormai le persone anziane che indossano
il vestito della pacchiana e che ne conservano gelosamente la tradizione.
L’ideale passeggiata, con un occhio al passato ed uno al presente,
non può che concludersi con l’invito a tutti coloro che intendono
scoprire le tradizioni piccole e grandi della nostra regione e a godere
dell’ospitalità, che fu dei greci e dei latini nostri predecessori,
a renderla reale visitando Miglierina, passeggiando per le sue vie e viuzze
che si intrecciano lungo la costa collinare come un piccolo labirinto.
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